Quando c'era Tortorella

Non suoni irrispettoso. Ma pensandoci e ripensandoci a me viene in mente E.T., film bellissimo d'altro canto. C'è la stessa distanza siderale (aggettivo scelto non a caso) tra il mondo raccontato sabato da Aldo Tortorella e il nostro. Da ogni punto di vista. Lo dico senza alcuna nostalgia, che non ho neppure gli anni per avere, e con il pensiero e l'azione tutti rivolti al futuro. E del resto è Tortorella stesso per primo a dirlo. Aggiungendo che però se c'è ancora tanto interesse per Berlinguer a trent'anni dalla morte e soprattutto se il suo nome è legato ad alcuni pensieri, ad alcuni concetti, allora forse un qualche motivo di attualità ci deve pur essere. Ed è sempre lui a spingerci ad usare questi elementi per caricarci noi la fatica di provare a mettere in campo nuovi pensieri, possibilmente di qualche durata e lunghezza, senza farci trascinare dal passato, e trarre qualche elemento serio di riflessione per il mondo nuovo in cui abitiamo.
Io penso che ce ne siano molti. Soprattutto dai due "incontri" più fervidi che l'ultimo Berlinguer aveva sviluppato sul piano culturale e politico. Quello con il pensiero ecologista e con le nascenti teorie economiche nel campo della sostenibilità e quello con il femminismo della differenza. Unite a un aspetto di metodo, che è forma e sostanza insieme: una Politica che sappia preoccuparsi meno della dichiarazione del momento, del dibattito contingente, è più di mettere in campo idee potenti, capaci di smuovere, di cambiare gli equilibri, i rapporti di forza. Con l'ambizione di coinvolgere tutti nel cambiamento, e di realizzare discussioni vere, libere, profonde. Ecco su questi spunti io credo occorra sviluppare, continuare, un lavoro. Favorendo spazi di confronto vero, ponendo temi e questioni. E portando l'attualità di un confronto. Perché se anche gli "assetti strutturali" di quel mondo non sono più gli stessi, se è saltato il duopolio non solo nel campo delle potenze in campo (e le drammatiche vicende internazionali ce lo dimostrano ogni giorno di più) ma sul piano stesso del sogno e della speranza, delle contrapposte utopie che quei modi rappresentavano, allora è urgente un rinnovamento profondo che sappia fornire non solo risposte pratiche quanto mai urgenti ma una cornice, un progetto in cui inserirle.
Ecco allora che ci torna utile quell'esigenza profonda di una politica diversa dalla dominante di tutta la cultura occidentale che ne stressa gli elementi di eccessivo realismo che diventa cinismo, di amoralità, e che produce come reazione il mostro del moralismo e dell'antipolitica.
E prima che sian definitive le conseguenze di una lotta che rovini entrambe le parti in lotta, come da sempre più elementi mi sembra stia accadendo, occorre costruire quel patto alto che è la chiave di ogni autentica democrazia, che nel riconoscere l'esistenza di istanze diverse, nel promuovere il pluralismo non può che dare alla funzione del compromesso non il senso povero di un accordo di risulta, ma il valore alto del lavoro per gli interessi generali. Passa di qui un'idea di Politica che produce risultati e produce idee. Non semplicemente dichiarazioni, attacchi e insulti. E quindi riconosce l'altro come altro da sè, misura i reali rapporti di forza, costruisce soluzioni. Altrimenti la Politica non è Politica e senza Politica non c'è democrazia. Questi i semi lasciati nel terreno, a mio modo di vedere, nell'incontro di sabato pomeriggio.
Sta a noi saperli coltivare, innaffiare, averne cura. E provare a farli germogliare.

Sei libri, sei film, sei canzoni, sei scelte per conoscerci meglio.

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