Sbagliato chiuderci in un fortino

Le lacerazioni e lo smarrimento di queste settimane impongono al PD la risoluzione di nodi politici mai veramente affrontati in questi anni. Se vogliamo davvero un nuovo inizio dobbiamo affrontare il nodo della rappresentanza. Perché la questione organizzativa e della forma partito non è secondaria. E si incrocia con la legge elettorale. Questo è stato per me oggetto di un confronto autentico e profondo con elettori, militanti, amministratori locali. Riunioni, iniziative pubbliche, telefonate, mail, messaggi su Facebook e Twitter.

Sono arrivato così ad alcune conclusioni. Non si tratta, come ancora una volta sembra profilarsi nelle discussioni di questi giorni, di impegnarsi alla ricerca di una figura salvifica. Lo facciamo da quando é nato il PD: proiettiamo le nostre speranze su qualcuno e poi lo scarichiamo quando realizziamo che la realtà differisce dalle aspettative. Accendiamo il falò delle vanità e bruciamo in esso tutte le nostre speranze e i nostri sogni che poi si tramutano in incubi.

Dobbiamo cercare invece di costruire le forme moderne di un'intelligenza collettiva, creare uno strumento che sappia produrre sintesi. Dobbiamo tornare a studiare ed approfondire, per avere un pensiero critico che ci tolga dal vortice delle dietrologie e delle provocazione dell'ultimo minuto. Oggi il nodo da sciogliere sta nel rapporto tra iscritti, militanti ed elettori. Noi non possiamo neppure lontanamente in questa fase pensare di chiuderci in un fortino e prendere tempo, tirare in lungo, e non possiamo nemmeno lontanamente dare questa impressione.

Non possiamo però neppure pensare che un progetto politico si costruisca con solo dedicandogli pochi minuti in 140 caratteri. La politica é fatta di persone. Le relazioni non possono ridursi a semplici connessioni. Dobbiamo usare al meglio le potenzialità delle reti sociali evitando che diventino un nuovo assemblearismo da salotto in cui emergono solo le posizioni più estreme. proprio in queste ore credo stiamo vedendo come la rete può grazie alla distanza e a un minor senso di responsabilità contribuire ad alimentare il risvolti peggiori dell'animo umano.

Credo si potrebbe fare qualche cosa di originale: un congresso subito, articolato, su più piani, che contempli momenti reali e virtuali in cui discutere tema per tema. Un congresso lungo. un congresso che svisceri i nodi delle priorità economiche, del modello sociale, del lavoro, della scuola, delle alleanze. Delle forme della rappresentanza: federalismo, semipresidenzialismo, autonomie, primarie, legge elettorale. Decidiamo che chi partecipa al congresso decide di essere qualcosa in più che un elettore o un simpatizzante. Si iscrive. Diamo un termine a breve alle iscrizioni e chiediamo a chi è registrato nell'Albo delle primarie, solo con una semplice conferma, se vuole essere automaticamente iscritto. Chiediamo a tutte queste persone di partecipare alla discussione e di costruire un progetto politico in grado di rappresentare milioni di persone. Decidiamo che chi vota per il segretario lo fa solo dopo aver speso del tempo a discutere davvero e con gli altri di contenuti.

E da questa sintesi troveremo insieme le persone giuste. Perché la differenza rispetto ad altri soggetti politici sta tutta qui: un PD aperto, plurale, dinamico che non può annacquarsi negli individualismi o in gruppi correntizi.

Sei libri, sei film, sei canzoni, sei scelte per conoscerci meglio.

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