Un modello di sviluppo basato sulla cultura e sulla sua diffusione.

Nel 2003 fresco di laurea ho partecipato alla nascita di una società che si occupava di valorizzazione dei beni culturali.
Una società particolare perché nasceva da un consorzio di imprese di restauro che si univano per lavorare online e mettere insieme competenze, offrire servizi e formazione utilizzando le potenzialità della rete e del commercio elettronico a quei tempi piuttosto sperimentali.
Allora sentii parlare per la prima volta della scuola di restauro di Botticino da quei professionisti delle cultura, da quelle restauratrici lì specializzatesi e che ci venivano richieste in tutto il mondo.
Venerdì sono stato per la prima volta in quella scuola, con il sottosegretario ai beni culturali. Ho visto con i miei occhi il lavoro che permette a dei ragazzi di imparare a mettere le mani su un crocifisso ligneo del duecento, su arazzi e tele. Una realtà che ad oggi ha preparato oltre 500 restauratori.
Poco prima avevo visto la passione con cui i Comuni, insieme alla imprese del territorio, portano avanti il primo centro professionale d'Italia, la scuola Vantini di Rezzato. Il 95% di quei ragazzi trova lavoro ancor prima della fine del corso e nei primi due anni quel lavoro diventa a tempo determinato per l'80% dei casi. E questo dipende dall'alto livello di specializzazione che unisce tecnologie, meccanica e lavorazione con connotati artigianali ed artistici.
A Brescia, invece, abbiamo le potenzialità di una città che negli anni ha saputo cambiare la sua connotazione e riscoprire la centralità della sua storia. Con un polo museale straordinario, il racconto della trasformazione e delle presenze romane e preromane, passando per i Longobardi e fino alla modernità. Devo dire che ho ritrovato molto del percorso costruito a Vimercate come vicesindaco e assessore alla cultura.
La serata alla festa regionale si è concentrata sul turismo. L'ascolto degli operatori mette in luce i punti di forza di un settore che deve diventare trainante, non marginale, e che per farlo deve trasformarsi, qualificarsi, facendo della sostenibilità, del rapporto con l'ambiente e il paesaggio e della loro tutela e riqualificazione, i punti chiave.
Il lago di Garda ha ogni anno 9 milioni di visitatori, contro i 10 della Sardegna, per dire. Il sito archeologico di Sirmione conta 500 mila ingressi l'anno. Il Polo museale di Santa Giulia 120 mila, le incisioni rupestri della Val Camonica 45 mila, in gran parte legate a visite scolastiche. Una diversa distribuzione di queste presenze significa una miglior azione culturale e una miglior ricaduta economica insieme. Un turismo a maggior vocazione culturale può essere distribuito meglio su tutto l'arco dell'anno invece che concentrato nelle poche settimane di bel tempo, aumenta la durata, si rivolge a una platea più ampia.
Ancora ieri mattina a Pavia, nel tentavo di completare la revisione normativa che riguarda gli istituti musicali parificati, l'incontro con il Comune e la visita alle poco conosciute meraviglie della Città ha messo in luce potenzialità attrattive e professioni, nonché l'interesse di investitori stranieri sulla musica a Pavia, provenienti dalla Cina. Mentre sul Garda l'attrattiva è quella degli investimenti Coreani.
Sono tutti elementi contenuti nella legge su cultura e turismo. Ma ben al di là del singolo provvedimento sono elementi che mostrano come nell'Italia di oggi, nel pieno della crisi che ancora morde, si vedono le strade di un modello di rinascita, le energie, il capitale umano, la passione. E si capisce la connessione tra crescita culturale e rinascita anche, non solo, economica. Senza mai dimenticare che il capitale umano è di certo il fattore competitivo principale, ma che lo sviluppo è prima di tutto diffusione culturale per gli elementi di consapevolezza e per gli strumenti di comprensione e gestione anche delle difficoltà che questo contiene.

Insomma esiste un modello di sviluppo non solo teorico, su cui lavorare e a cui guardare.

 

Sei libri, sei film, sei canzoni, sei scelte per conoscerci meglio.

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