Intervista alla rivista "Vorrei"

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Qual è stata la spinta ad entrare in politica? Attraverso quale delle diverse anime del PD sei arrivato nell'attuale partito?
Vengo da una famiglia di persone impegnate, per cui a casa mia si è sempre respirata la Politica come passione per la cosa pubblica e come impegno per migliorare la società nel piccolo come nel grande.

Mio padre è sindacalista da sempre, mia madre è stata impegnata nelle ACLI, nel sindacato, nella scuola ed è stata anche consigliere comunale. Detto questo, tutto è iniziato al liceo. Sono stato rappresentante di classe prima e d'istituto poi. Ho contribuito alla nascita di Fonendoscopio, associazione di studenti che promuoveva politiche culturali rivolte ai più giovani. Da lì il Consiglio Comunale a 19 anni e poi l'impegno come assessore alla cultura e vicesindaco.
Penso però che in parte la chiamata venga anche dalle letture, dalla passione per la filosofia (Vattimo e Gadamer su tutti) e dai cantautori italiani. Sono stato iscritto ai DS, ma prima ancora ai giovani per L'Ulivo. Per questo per me tutto il PD è un riferimento, una risposta nuova che va oltre le categorie classiche del Novecento.

Chi eri prima di dedicarti alla politica? Interessi, passioni, studi...
Come detto, vedo una forte integrazione tra studi, passioni, lavoro e politica. Non c'è mai stato un prima senza politica e non c'è un dopo. Sono una persona curiosa, appassionata di cultura in senso lato, che crede che tutto sia cultura. Che la politica sia cultura. E che "ciò che è politico è anche personale". E viceversa.

Come concepite il vostro impegno politico? Un mestiere, o una missione da compiere per poi tornare alla vita di prima?
Come ho detto sopra, non c'è prima né dopo. Non è un mestiere. Non si fa politica. O meglio, la si fa in molti modi sempre. Nelle scelte, anche personali. Nei consumi. Nel modo di porsi. Per un periodo la sto facendo anche nelle istituzioni. E questo, in effetti, sarà transitorio.

Per quale motivo pensi che i cittadini lombardi, almeno alcuni, si siano fidati di te?
Alcuni, sopratutto quelli delle comunità che ho frequentato, Vimercate in primis ma anche Monza e la Brianza, credo mi abbiano misurato. Sanno che ci metto determinazione e passione. Che ci credo. Che mi interessa il noi molto più dell'io, che è ben triste e noioso. Che insomma voglio davvero rappresentare una comunità, un collettivo. Che ci provo davvero, fino in fondo. Non sempre ci riesco, ma ce la metto tutta.

Della tua esperienza politica locale, cosa pensi che potrà esserti utile in Parlamento?
Le relazioni, la fantasia, la convinzione che si possono praticare strade nuove e inedite. Le due cose messe insieme danno la spinta a trovare soluzioni, a rispondere ai bisogni e a trovare i compagni di strada giusti per costruire le risposte. Sono un umanista convinto. Per me sono le persone che fanno il cambiamento, da quelle importanti all'ultimo dei lavoratori. Forse il secondo molto di più.

Spesso ci si interroga se i politici riescano a rappresentare davvero il loro territorio. Invertiamo il rapporto: il tuo territorio, la Brianza, quanto ti rappresenta?
Dipende da quale Brianza. Quella un po' stereotipata che si racconta, chiusa e reazionaria, molto poco. Ma quella dell'impresa, della capacità di scommettere su se stessi, di rimboccarsi le maniche e darci dentro, quella tanto. Mi sento rappresentato dalla Brianza dello straordinario patrimonio culturale da valorizzare, della bellezza di certe colline, dell'operosità, del volontariato e dell'associazionismo. Dalla Brianza della grande cultura solidale, che accoglie e aiuta gli ultimi. Quella che permette di uscire dalla città e trovare più equilibrio. Ecco, in quella mi ci riconosco.

Quali cambiamenti hai sentito nel tessuto sociale e culturale brianzolo da quando ti sei impegnato in politica per la prima volta?
Ci siamo tutti impoveriti, soprattutto di competenze e di senso del generale. Ci stiamo chiudendo a riccio, mentre crescono gli egoismi e si perdono patrimoni di spirito collettivo. Però vedo anche tante risorse nuove.

Cosa significa fare politica di sinistra in un "feudo" forzaleghista come la Brianza e, a quanto pare, la Lombardia?
Intanto vengo da una parte della Brianza che è un "feudo" progressista, dove l'incontro della cultura cristiano-sociale e della sinistra tradizionale è fecondo, profondo, e ha prodotto una visione della società. Ma è così anche in molti altre parti e vedo con valore le esperienze di Lissone, Desio, Nova, Limbiate e naturalmente Monza. C'è ancora molto altro, nei centri piccoli e fuori dal vimercatese... insomma, forse interrogarsi sulla sinistra fa scoprire che in Brianza ce n'è più di quanto si creda.

Come si mettono insieme le esigenze di progresso con la difesa dell'ambiente? In Lombardia c'è la Pedemontana e la cementificazione a livelli insostenibili, ma come parlamentari avrete a che fare anche con altre realtà, come la Tav...
Il progresso, se è progresso, non può che essere amico dell'ambiente. È lì che alberga il futuro. Per cui tutte le opere vanno laicamente analizzate con pari valore sul piano della reale necessità e della sostenibilità, valutando anche le alternative. E se servono vanno fatte bene, in maniera compatibile con il territorio. Perciò bisogna responsabilizzare le comunità dando loro voce e un ruolo decisivo.

Lombardia e criminalità: anche alla luce degli ultimi eventi, come il recente arresto dell'ex assessore Antonicelli, come ci si difende dalle mafie? Con quali strumenti?
Intanto bisogna smetterla di pensare che si tratti di un fenomeno etnico o folkloristico. Le mafie sono strutture di potere e di interesse economico che crescono sulle debolezze dello Stato, sulla burocrazia e sull'inefficienza. Si combattono con il progresso e con la certezza del diritto. Con l'efficienza. Deve essere chiaro a tutti che la legalità è giusta e necessaria ed è anche conveniente sul piano economico e degli investimenti. E poi ci vogliono norme chiare anche a tutela degli amministratori pubblici che devono poter capire cosa hanno davanti.

Brianza e cultura: perché in Brianza si stenta a "fare rete" fra le tante iniziative che pure ci sono? Da parte tua ci sono stati tentativi di dare impulso alla cultura brianzola?
La Brianza non esiste ancora come comunità, non ha un'agorà né un baricentro. Ci sono state iniziative che hanno funzionato. Su tutte Abitatori del tempo e Ville aperte in particolare. E penso proprio su queste di aver svolto un ruolo per favorire lo sviluppo di rete, ampliando le relazioni reciproche. La Provincia di Milano con Gigi Ponti aveva svolto un ruolo straordinario, mentre oggi è decisamente venuta meno per molte ragioni. Credo però che da quelle esperienze si debba ripartire e che Monza debba necessariamente mettersi alla testa di questo processo.

In merito all'amministrazione del territorio, ha sempre senso parlare di destra e sinistra? O sono due concetti superati anche a livello nazionale, dati i risultati delle ultime elezioni?
In generale ha senso. Anche in ognuno di noi c'è una propensione al cambiamento e una alla conservazione. E su questo asse si declina anche la visione della società, la scelta delle priorità, il modo di vedere lo sviluppo della propria comunità, con una chiave più cooperativa e comunitaria e una più individualista e competitiva. Poi certo, l'ho detto, le persone fanno la differenza e i confini a livello locale tendono a superarsi. Ma se li costruiamo in modo dinamico la differenza tiene ancora.

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