Ornitorinchismo: le radici filosofiche

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In uno dei suo migliori testi filosofici Umberto Eco usa l'ornitorinco come esempio problematico di un essere che sfugge a tutte le categorie costruite precedentemente, tanto da costringere studiosi e scienziati prima a consideralo un falso, un prodotto di laboratorio tassidermico, e poi a costruire una specifica categoria apposta per lui.
L'ornitorinco è il simbolo dell'impossibilità di chiudere il mondo, la vita, la storia dentro alle categorie rigide cui spesso gli uomini si aggrappano. Ogni esistenza è unica e irriconducibile. Non può essere ridotta e semplificata se non per pure necessità comunicative. Questa convinzione e consapevolezza sposta il campo della riflessione nel mare aperto dell'interpretazione e della complessità.
Ma per evitare il solipsismo occorre sviluppare ampi ambiti di confronto, di condivisione, di libera discussione.
E' la consapevolezza che le regole, le categorie, le leggi scientifiche, le idee sono prodotti degli uomini, oggetti di cultura mutabili e mutevoli e non immutabili dogmi di natura, che libera gli uomini dal peso di regole ed etiche eteronome, ma al tempo stesso lo responsabilizza nella costruzione di un'etica comunitaria, collettiva, responsabile.
L'arte in tutte le sue forme è il campo più importante, decisivo, ottimale per lo sviluppo di queste convinzioni. Un universo culturale fatto di soggettività forti e al tempo stesso che vive nella comunità, nel confronto continuo con il pubblico, nel continuo gioco di tradimenti tra autori, registi, interpreti, versioni, riproduzioni... Cultura è apertura. Questo significa dare attenzione, spazio e respiro a tutti i percorsi creativi come produzione di senso collettiva, interna a un contesto sociale e culturale in continua evoluzione, e anche centralità ai condizionamenti non razionali che incidono sul nostro modo di rappresentarci il mondo. Questa idea che amo chiamare relativismo responsabile e che dà tanta centralità all'arte e nella cultura come elementi chiavi di definizione di un immaginario e di produzione di un senso comune, prende spunto da quel grande testo del ‘900 che è Verità e Metodo di Hans-Georg Gadamer, viene sviluppato in tutta la produzione filosofica di Gianni Vattimo (ed in particolare in Etica dell'interpretazione), trova agganci nel lavoro di Charles Sanders Peirce e dello stesso Umberto Eco di Trattato di semiotica Generale, Kant e l'ornitorinco e molto altro, e fa tesoro della lezione del Kant della Critica del giudizio e di tutta la produzione neokantiana sulla cultura (tra tutti il Cassirer di "Filosofia delle forme simboliche"), dei testi sulla produzione delle idee di Marx, e delle conseguenze tratte da Lukács e Sartre, della lettura della cultura e del senso comune che sviluppa Antonio Gramsci, del lavoro sull'estetica di Antonio Banfi, della straordinaria produzione di Gregory Baetson. Questo solo per fornire qualche spunto di riflessione.

Sei libri, sei film, sei canzoni, sei scelte per conoscerci meglio.

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