vecchi appunti

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7 Ottobre 1993

Vi è un nostro vero essere che non conosciamo perchè siamo soliti liberare il nostro io interiore limitatamente a margini di espressione rivolti in qualche modo a un fine logico e quindi rinchiusi dentro a confini più o meno ampi. Ma possiamo lasciare esprimere questa nostra vera realtà interna? Possiede un'unitarietà o è un insieme di domande, risposte, soluzioni?

Provate a prendere un foglio di carta e a lasciare che la vostra mano disegni. Il più delle volte quanto rimane sulla carta è espressione del pensiero del momento di quanto stiamo pensando, dicendo, ascoltando. E' un'espressione forzata, non libera. Un'espressione che ha un obiettivo.

La carriera espressiva di Mirò raggiunse il suo massimo nelle ultime opere che riescono ad essere staccate, non solo a suo dire, da ogni Logica. E' forse questa la vera natura? Esiste un nostro io illogico, immutabile, atemporale? Siamo sacchi di nozioni, riusciamo ad aprire sempre solo rubinetti momentanei e per un preciso motivo, ma se potessimo rompere le tubature, come sarebbe la massa d'acqua al nostro interno.

Quando riuscirò a disegnare qualche cosa che non abbia per me alcun senso forse capirò che cos'è questo dentro, oppure non potrò più capire nulla, perchè la distruzione di idee e concetti che alla base del mondo reale, l'espressione di un'unità indifferenziata e atemporale fa parte di un altro mondo inconcepibile, che non può essere canalizzato.

Ma vanno rotte queste tubature? Mirò, Einstein e altri credevano di sì. Non saprei. I bambini possono e lo fanno.

5 Settembre 1994

Ho visto una mia amica che a 17 anni è già un caso da giornali, di cui la più parte dei nostri commentatori potrebbe gioire riuscendo a vedere in lei la prova e la conferma dei loro pre giudizi. Credo si debba a sfuggire da questo sistema chiuso, se no va a finire che riusciamo solamente ad essere strumenti che permettono alle finestre della mente degli altri di fingere una verifica dei propri contenuti. Va bene essere originali ma in fondo esiste una normalità? O forse normalità è solo ciò che chiudiamo nelle nostre finestrelle e che intrappoliamo al punto di renderlo cristallino ed immobile, per poi fuggirlo? Visto che ogni individuo qualcosa da dare ce l'ha, perchè non occuparci di costruire qualcosa di nostro, invece che tentare di non fare ciò che fanno gli altri. Alla fine tutto ciò di cui abbiamo bisogno è forse un po' di soddisfazione. Credere in ciò che facciamo senza sapere sin dall'inizio che sarà un fallimento perchè ancora una volta non abbiamo tentato di fare ciò che vogliamo. E girandoci indietro non dover dire mai se solo avessi... almeno per la settimana appena trascorsa.

8 Settembre 1994

Non riesco a non stupirmi delle possibili varianti della vita. Oggi ho sbagliato un numero di telefono e la mia vita si è per un attimo legata a quella di una voce di ragazza ipertesa e cordiale che aspettava di certo la chiamata di qualcuno che le voleva bene. La cosa più affascinante è l'infinità di vite parallele che si svolgono per semplici effetti chimico-elettrici su questo pianeta. Ne sono estasiato.

19 Settembre 1994

Spesso mi domando che senso abbiano l'assolutizzazione continua, la ricerca perenne di una generalizzazione valoriale dell'osservaizione, il senso delle nostre interrogazioni e anche di questi scritti. Ho il terrore che siano lo stupido frutto di una presunzione più o meno conscia. Poi, con ottimismo, mi rassicuro di una cosa.

Non riesco a sopportare che si giudichino tranquillamente gli altri, che ci si permetta di pensare dove sta l'errore in un comportamento, se questo riguardasse solamente loro. Ma se l'obiettivo da tener presente sono, come sento, gli altri, quest'attenzione verso di loro è solo l'espressione di tutto ciò che le piccole capacità di ognuno, sviluppate senza alcun timore di spreco, possono fare per migliorare un pochino le cose come stanno. Mi rendo conto che la perenne compagna della solida decisione, della capacità organizzativa, della capacità di prendersi le proprie responsabilità e i propri rischi è l'insicurezza, il dubbio costante che ogni nuova via possa essere sbagliata, la costante ridiscussione di tutti i comportamenti, di tutti gli ideali, persino dei valori. Con la dovuta sincerità, con la dovuta moderazione degli impulsi e delle passioni, con la dovuta capacità di decidere di scegliere e di essere, se c'è bisogno, anche il più convinto. Questo per me costituisce un uomo.

Ogni avarizia verso gli altri è spreco.

22 Maggio 1996 - osare

Credo occorra sempre puntare in alto, pensare in grande. Il buon senso nelle aspirazioni e nell'autostima è dannoso. Onguno di noi potrebbe essere un Leopardi o un Ghandi. Perciò bisogna sognare, sperimentare, buttarsi. Nessuno di loro sapeva cosa sarebbe stato prima di esserlo, prima di buttarsi e rischiare. Bisogna puntare in alto sapendo di poter fallire, sapendo che non c'è niente di male e credendo di poter riuscire.

Sei libri, sei film, sei canzoni, sei scelte per conoscerci meglio.

  • verita-e-metodo
    Verità e metodo
  • il-piccolo-principe
    Il piccolo principe
  • Il-nome-della-rosa
    Il nome della rosa
  • zoom 10564419 gioco specchi
    Il gioco degli specchi
  • Holmes
    Sherlock Holmes
  • imperium
    Imperium
  • attimo-fuggente
    L'attimo fuggente
  • 2001.-Odissea-nello-spazio-br
    2001 odissea nello spazio
  • match-point-336x480
    Match point
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    The dreamers
  • ilmionomeenessuno
    Il mio nome è nessuno
  • giordanobruno
    Giodano Bruno
  • battiato
    Up patriots to arms
  • vecchioni
    Dentro agli occhi
  • degregori
    Rumore di niente
  • deandre
    Smisurata preghiera
  • morcheeba
    Rome wasn't built in a day
  • police
    Message in a bottle