NOVELLE FATTE A... ELABORATORE

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Nel regno di Doxalia vivevano tre amici. Erano cresciuti insieme, sin dalla nascita.

Il primo, figlio di Prima Pagina, si chiamava Fondo. Era attento, intelligente, il più logico di tutti. Con ragionamenti precisi sapeva comunicare la propria visione del mondo. Suo nonno si chiamava Fondo anche lui e si assomigliavano molto, in apparenza. Ma il vecchio amava il dubbio, la ricerca. Il suo obiettivo era sempre stato quello di stimolare idee nuove e diverse dalle proprie. Il vecchio Fondo ascoltava, si metteva in discussione, spesso cambiava i propri punti di vista. Fondo no. Fondo pensava, tornando da scuola, che vivere è innanzi tutto aver qualcosa d'importante da dire a voce alta, da diffondere, da far ascoltare.

Il secondo amico, figlio di Cronaca, si chiamava Scup. Scup era un ragazzo vivace, come dicevano al babbo i suoi insegnanti. Gli amici dicevano che era un impiccione, un ficcanaso, un sensazionalista, si arrabbiavano quando raccontava i segreti di due fidanzati, le liti di due amici, i particolari dell'incidente mortale di un ragazzo di vent'anni. Qualcuno diceva che era bugiardo. Però tutti lo ascoltavano, gli chiedevano novità, gli davano spazio. Scup di nascosto scriveva poesie, racconti, ma si adattava a quel ruolo che gli avevano dato.

Terza era la migliore amica di Scup e Fondo. Era orfana. Si diceva fosse figlia di Letteratura, o di Scienza, o di Musica, o di Filosofia. Quando i suoi amici correvano a dir la propria tra i compagni, Terza rimaneva in disparte. Gli altri ragazzi non la volevano ascoltare perché dicevano che era altezzosa, complicata, difficile. Di rado parlava con qualche amico. Allora le sue conoscenze conquistavano lo spazio che le spettava.

Doxalia era un mondo particolare. Per anni era stato il più grande esportatore di informazioni, fatti, notizie. Da alcuni anni esportava opinioni, pareri, visioni dei fatti.

A scuola i ragazzi di Doxalia dovevano imparare a farsi ascoltare, ad occupare lo spazio. I loro voti erano stabiliti dal numero di compagni che rimanevano in classe quando ognuno di loro parlava.

Fondo, Scup e Terza avevano l'abitudine di trovarsi tutti i giorni per raccontare, uno dopo l'altro, le proprie opinioni agli amici che venivano per ascoltarli.

Un giorno i tre amici decisero di fare un nuovo gioco: il gioco della sincerità. Come fosse venuto loro in mente non saprei, ma tutti e tre quel giorno decisero di essere sinceri nei rispettivi racconti. Prima Fondo disse agli amici che non ci capiva niente di quello che accadeva nel mondo, che non aveva nessuna chiara visione, nessuna risposta certa e che non ne aveva mai avute. Poi, quando fu il suo turno, Scup raccontò che i fatti di cui era venuto a conoscenza erano troppo stupidi, o troppo intimi, o troppo tristi per poterli narrare, che spesso non accadeva nulla di veramente importante da dire. Poi lesse una poesia.

Perchè

il mare parla e non ascolta,

il tuono grida e non ascolta,

il lampo brucia e non ascolta?

Perchè

il falco vede sempre dall'alto

ciò che per l'agnello è mamma,

per il lupo è cibo,

per l'erba ecatombe?

Perchè?

Forse nemmeno conosco me.

Quando toccò a Terza, stette zitta e pianse.

Dopo quel gioco tutti gli amici se ne andarono a casa, tristi, e raccontarono ai genitori ciò che avevano fatto quei tre amici. Qualcuno telefonò agli Editori, le forze dell'ordine di Doxalia. Allora i tre amici furono mandati in una scuola intensiva di cure mediche e riabilitazione.

Ma tutti a Doxalia dicevano che erano stati chiusi.

Sei libri, sei film, sei canzoni, sei scelte per conoscerci meglio.

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