Cittadini finalmente, con diritti e doveri

on .

“In dieci anni sono raddoppiati gli ingressi (...). La maggior parte ha una casa, un lavoro, manda i figli a scuola, paga le tasse”
Corriere della Sera del 30 aprile 2008

Sulla questione immigrazione è venuto il momento che il Partito Democratico si ponga il problema di uscire dai luoghi comuni e dai pregiudizi, nonché da quella prospettiva esclusivamente sicuritaria che continua a fare il gioco della destra, confondendo non poco la visione e la percezione politica del nostro partito.
E' un fatto ormai strutturale, quello che riguarda la presenza di cittadini stranieri sul territorio nazionale. Un fatto di natura sociale, sicuramente, ma con profonde ricadute in campo culturale - sistematicamente trascurate dall'azione politica della Regione Lombardia - e sul campo dei diritti civili e politici.
La rincorsa verso destra obnubila e confonde l'analisi dei dati statistici e ci allontana dalla realtà effettiva nella quale viviamo. Un razzismo strisciante contribuisce ad alimentare scelte politiche del tutto discutibili quando non palesemente anti‐costituzionali. Una totale assenza della politica crea molto disagio e ulteriore confusione. Vorremmo un partito coraggioso e consapevole dell'importanza del tema che sottoponiamo all'attenzione dell'assemblea regionale lombarda, perché le battaglie giuste si devono fare anche se non sono immediatamente salutate dal consenso popolare, perché qualificano la nostra proposta politica, precisano la famosa "questione identitaria" e danno l'idea di un partito che affronti le vere trasformazioni sociali che sono in campo nel nostro Paese e in tutto il mondo occidentale.
La politica è indubbiamente relazionata alla capacità di rappresentanza e costruzione del consenso attorno alla propria proposta politica, ma, nella formulazione di questa proposta, la Politica è visione del futuro, una visone che deve essere di ampio respiro e medio periodo, presbite piuttosto che miope, di stimolo e di innovazione. In questo senso si muove la proposta di legge costituzionale annunciata da Veltroni per il diritto di voto nelle elezioni amministrative e nelle altre elezioni locali a tutti coloro che sono residenti in Italia da un certo numero di anni, anche se non in possesso della cittadinanza italiana, perché ogni individuo che qui è nato o che qui vive e lavora da anni, e che spesso da anni paga le tasse, sia un soggetto riconosciuto in quanto possiede dei diritti e dei doveri. Affinché gli immigrati non siano braccia ma uomini, con piena dignità, è necessari consentire loro di votare, perlomeno alle amministrative. La crescente stabilizzazione degli stranieri è una tendenza ormai consolidata nel panorama dell'immigrazione in Italia e in Lombardia.
Secondo le rilevazioni ISTAT, gli stranieri residenti in Italia ed in possesso del necessario titolo di soggiorno sono passati dai 573.258 del 1992 ai 2.938.922 del 2007; quasi un quarto di questi (728.647, il 24,8%) risiedono in Lombardia.
Consistenti segmenti di questa popolazione hanno abbandonato l'intenzione di far ritorno nel proprio paese e deciso di stabilizzarsi in Italia; significativi a tal proposito sono alcuni aspetti qualitativi del fenomeno migratorio: sono aumentati i nuclei familiari, i permessi per motivi di ricongiungimento familiare, i proprietari di case, gli affittuari regolari, si sta alzando l'età media degli immigrati, si sta abbassando la quota di disoccupazione.
L'immigrazione ha cambiato e sta cambiando profondamente il paesaggio sociale e culturale delle città e dei luoghi. La multiculturalità non è solo un dato di fatto, ma un tratto quotidiano con il quale è necessario fare i conti; tuttavia, all'interno delle politiche e delle azioni pubbliche, i progetti e gli indirizzi relativi alla gestione quotidiana e permanente dell'integrazione, alla convivenza, all'interazione, al dialogo sono spesso marginali.
Nonostante in questi anni, grazie all'apporto e alla collaborazione degli Enti Locali, dell'associazionismo, del privato sociale, siano stati realizzati diversi interventi, mancano politiche e visioni di più ampio respiro.
Emerge in questo contesto la necessità di un approccio interculturale all'integrazione, finalizzato alla costruzione di una società interculturale.
Il modello dell'integrazione interculturale riconosce i diritti e i doveri dei singoli ma è attento anche al processo di scambio, contaminazione reciproca, stratificazione, che si compie nell'incontro tra storie e culture differenti.
Nell'ambito di una convivenza democratica in questa “nuova” società, assume, dunque, una valenza importante il tema dei diritti politici degli immigrati.
È significativo come già nel 1992 gli Stati membri del Consiglio d'Europa firmatari della “Convenzione di Strasburgo sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale”, abbiano considerato il risiedere degli stranieri nel territorio nazionale come una caratteristica permanente delle società europee ed abbiano evidenziato il legame esistente tra il miglioramento dell'integrazione e la possibilità di partecipazione agli affari pubblici locali.
Partecipazione, responsabilità, democrazia sono concetti chiave in relazione ai diritti di cittadinanza, ai diritti e ai doveri politici degli stranieri, in particolare il diritto di elettorato attivo e passivo. A livello internazionale ed europeo documenti e dichiarazioni importanti, quali la “Convenzione di Strasburgo” del 1992, la Dichiarazione del Forum Universale delle Culture di Barcellona del 2004, l'”Handbook on Integration for policy‐makers and pratictioners” della Commissione Europea del 2007 evidenziano come la partecipazione degli immigrati, soprattutto a livello locale, sia connessa alla loro integrazione, come le politiche per l'integrazione siano più efficaci se condivise e partecipate dall'intera comunità, come sia, dunque, necessario sviluppare gli strumenti e le metodologie appropriati per garantire la partecipazione democratica dei cittadini nella formulazione, l'esercizio e la valutazione delle politiche pubbliche.
Tuttavia l'Unione Europea, nonostante indicazioni ed inviti agli Stati per la concessione del diritto di voto almeno amministrativo, ha lasciato il potere di disporre in materia alla sovranità dei singoli Stati.
In Italia il dibattito è articolato e alimentato da molteplici fonti normative che mettono in evidenza come il diritto di elettorato attivo e passivo sia trasversale ad altre tematiche fondamentali: la questione della cittadinanza e dei diritti ad essa associati (artt., 48 e 51 comma 1 della Costituzione), il rapporto fra l'ordinamento giuridico italiano e le norme di diritto internazionale (art. 10 commi 1 e 2 della Costituzione), gli ambiti dell'autonomia, degli statuti, dei poteri, delle funzioni di Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni (art. 114 della Costituzione).
Dal punto di vista fiscale, inoltre, è da evidenziare come gli immigrati paghino le tasse per effetto del carattere territoriale del nostro diritto tributario, ma non possano contribuire a decidere dell'uso delle risorse pubbliche alla cui formazione concorrono.
Data la complessità del panorama nazionale e considerata l'importanza della partecipazione politica in primis a livello locale ci si chiede come possano e debbano muoversi gli Enti Autonomi.
Significativa a tal proposito è la sentenza della Corte Costituzionale 372 del 2004 che ha dichiarato inammissibile la questione di costituzionalità sollevata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri dello statuto della Regione Toscana nella parte in cui “promuove, nel rispetto dei principi costituzionali, l'estensione del diritto di voto agli immigrati” (art. 3 comma 6 dello Statuto); la Corte ha dichiarato inammissibile la questione di costituzionalità in quanto è compito della Regione indicare i principi e gli indirizzi ispiratori che intende perseguire. È importante in tal senso la mozione della Commissione Immigrazione dell'ANCI con delibera del 7 ottobre 2007 che propone ai Comuni la revisione dei propri statuti finalizzata alla concessione dell'elettorato passivo agli stranieri per le elezioni circoscrizionali e comunali.
Al di là della disciplina elettorale riguardante gli organi di governo e le funzioni fondamentale degli enti locali, è necessario valutare quali possano essere altre esperienze di partecipazione attiva all'attività amministrativa.
Alcune leggi regionali promuovono forme di presenza nei Consigli degli Enti Locali di rappresentanti di immigrati (Regione Emilia Romagna) nonché l'istituzione di consulte provinciali, zonali, comunali per l'effettiva partecipazione degli stranieri immigrati (Regione Emilia Romagna, Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Liguria).
La legge regionale 38 del 4 luglio 1988 “Interventi a tutela degli immigrati extracomunitari in Lombardia e delle loro famiglie” della Regione Lombardia non contempla, invece, né la possibilità del diritto di voto amministrativo né l'istituzione di organi consultivi a livello locale con effettive funzioni partecipative (la Consulta regionale per i problemi degli immigrati extracomunitari in Lombardia non può considerarsi tale). Non mancano, tuttavia, nel territorio lombardo esperienze di questo tipo: Inzago, Pero, Pioltello, Rho, Vimercate.
Particolarmente significativo, anche perché contestualizzato in un articolato percorso di sensibilizzazione alla partecipazione, di approccio interculturale all'integrazione, è il caso di Vimercate.
Il regolamento della “Consulta dei residenti privi della Cittadinanza Italiana” è stato studiato ed elaborato con le associazioni del Territorio che si occupano di immigrazione e integrazione; alla definizione dei contenuti essenziali del regolamento (criteri di nomina, requisiti per la candidatura e il voto) è seguita l'attività di coinvolgimento degli stranieri, di sensibilizzazione alla partecipazione in vista delle elezioni e dell'effettiva istituzione della Consulta.
Le strategie di coinvolgimento sono state ideate e attuate con più mezzi di comunicazione (incontri, lettere, sportelli di orientamento) e sempre in collaborazione con le associazioni e le organizzazioni che si occupano di immigrazione e integrazione.
Le elezioni dell'11 maggio 2008 hanno visto la presenza di 100 elettori (su 1378 aventi diritto) e di 19 candidati (su 771 aventi diritto); sono stati eletti 10 rappresentanti, ai quali si sono aggiunti i 4 successivamente nominati dal Consiglio Comunale.
La partecipazione degli stranieri alla costituzione della Consulta è stata significativa tanto dal punto di vista quantitativo quanto da quello qualitativo. È importante considerare come l'integrazione degli immigrati non dipenda solo da fattori giuridici; grande rilievo hanno a riguardo fattori extragiuridici e poco condizionati dal diritto. È evidente, tuttavia, che i due fattori devono essere concepiti come strettamente interdipendenti; le buone pratiche spesso attuate sul territorio lombardo (ma anche nazionale) devono trovare nel diritto garanzia di attuabilità nel lungo termine, di inserimento in una politica interculturale transettoriale più armonica e coordinata; allo stesso modo i fattori extragiuridici, gli esempi di integrazione sostanziale devono essere stimolo per una ridefinizione dei contenuti e degli approcci delle normative locali e non.
Uno dei limiti della normativa prodotta in questi anni è stata la scarsità di indicazioni riguardanti le risorse, di impegni concreti e verificabili a breve e medio termine, di una progettualità efficace e lungimirante, di un approccio innovativo e non assistenziale.
È importante che i diversi livelli locali, in primis la Regione, comincino sin d'ora ad agire nell'ambito delle autonomie concesse loro ed è importante che lo facciano in maniera coordinata ed in collaborazione con il settore privato e il terzo settore, all'insegna della collaborazione interistituzionale, della sussidiarietà sociale e della partecipazione democratica, verso l'attuazione di politiche transettoriali e organiche.
Sono, infatti, queste politiche ‐ quelle dell'immigrazione, dell'integrazione nella “normalità” ‐ le necessarie premesse per la creazione di una società interculturale basata sul rispetto dell'identità culturale, sul confronto e sul dialogo, ma anche sulla possibilità e sul diritto effettivi di partecipare alla vita sociale e politica a diversi livelli.
Si tratta di analisi, esperienze, pratiche e politiche attorno cui il nostro partito deve darsi un piano d’azione a livello regionale per essere da stimolo e avanguardia anche nel contesto italiano, per sfidare la Regione sulla concreta soluzione dei problemi e sul sostegno a politiche dell’integrazione, per supportare con visioni e strumenti i nostri amministratori locali, anche nel quadro delle politiche europee in materia.

Assemblea Regionale del PD della Lombardia
Contributo alla discussione programmatica

Milano, 6 settembre 2008
Giuseppe Civati – Consigliere Regionale
Roberto Rampi – vicesindaco e assessore alle politiche culturali, Comune di Vimercate

Sei libri, sei film, sei canzoni, sei scelte per conoscerci meglio.

  • verita-e-metodo
    Verità e metodo
  • il-piccolo-principe
    Il piccolo principe
  • Il-nome-della-rosa
    Il nome della rosa
  • zoom 10564419 gioco specchi
    Il gioco degli specchi
  • Holmes
    Sherlock Holmes
  • imperium
    Imperium
  • attimo-fuggente
    L'attimo fuggente
  • 2001.-Odissea-nello-spazio-br
    2001 odissea nello spazio
  • match-point-336x480
    Match point
  • thedreamers
    The dreamers
  • ilmionomeenessuno
    Il mio nome è nessuno
  • giordanobruno
    Giodano Bruno
  • battiato
    Up patriots to arms
  • vecchioni
    Dentro agli occhi
  • degregori
    Rumore di niente
  • deandre
    Smisurata preghiera
  • morcheeba
    Rome wasn't built in a day
  • police
    Message in a bottle