Culture ed economia della cultura, un campo d'azione per il partito democratico

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Nel congresso nazionale e lombardo del Partito credo che uno spazio importante debba trovare una riflessione sull’elaborazione e sulle azioni da compiere per una politica culturale del Partito Democratico che sia al tempo stesso un’alleanza con i soggetti promotori di cultura, produttori di immaginario sul piano necessario della costruzione di un senso comune coerente con la visione della società che il Partito vuole darsi e al tempo stesso risponda alle potenzialità di sviluppo di una società in cui le componenti economiche operanti in campo culturale in senso lato sono da diversi anni una parte crescente dell’economia nazionale e lombarda in particolare.
Una delle questioni chiave della minoranza politico-elettorale del Partito Democratico sta nel suo essere minoranza culturale nel Paese. La nuova destra oggi rappresentata dal Popolo della Libertà ha a mio parere seguito un percorso coerente che dalla fine degli anni ’70 ha operato prima nel senso comune e nella ridefinizione di un immaginario fatto di valori di fondo in discontinuità con i prevalenti ideali degli anni precedenti. Che si è consolidato anche grazie alla semplificazione che ha trascinato la fine dell’esperienza storica dei Paesi dell’est Europa con l’archiviazione dell’intero immaginario di utopia della liberazione che la storia del movimento operaio socialista, ma anche del pensiero cattolico, liberalsocialista, libertario, che l’ “affacciarsi delle masse nella storia” come soggetto nuovo ed innovatore avevano prodotto per buona parte del ‘900. Questi nuovi valori si sono via via affermati, anche grazie allo spazio dominante di un potente mezzo di comunicazione monodirezionale come la televisione dove la cultura della destra ha progressivamente sostituito l’egemonia culturale che la sinistra aveva progressivamente acquisito negli altri strumenti di comunicazione fino ad allora in voga.
Oggi si tratta di riaffermare valori culturali, un’idea dell’uomo, del suo rapporto con la natura, una centralità della comunità rispetto all’individuo, il valore della solidarietà, una serie di paradigmi culturali di cui sarebbe opportuno discutere, ma che solo con un’alleanza culturale e in tempi medio-lunghi possono tornare ad affermarsi nell’immaginario collettivo. L’affermarsi di strumenti realmente multiderazionali e alcuni orientamenti emergenti anche dalle analisi sui consumi fanno pensare che il tempo per agire per l’affermarsi di un nuovo paradigma è propizio.
In questo senso una nuova alleanza con i tanti lavoratori della cultura, dall’editoria al teatro, dalla televisione al mondo della musica, della discografia, della musica dal vivo, artisti, tecnici, comunicatori, mestieri che rappresentano una fetta crescente dell’economia italiana.
Uomini e donne che guardano con simpatia ad alcuni temi di fondo che dovrebbero stare a cuore al Partito Democratico: la libertà di espressione, la meritocrazia, la necessità di investimenti economici nel campo culturale, un’idea dell’arricchimento personale più immateriale di una ricchezza fatta di contenuti, fatta di essere e meno di avere. A questa dimensione si associa un elemento di concretezza: quello di un Partito che dovrebbe fare proprio un’innovazione nel campo delle regole ad esempio della concorrenza nella musica dal vivo, della tutela del diritto d’autore nell’era dello scambio e della rete, della necessità di fondi certi e di un accesso ad essi che non si muova secondo filiere ormai consumate di amicizia, di relazione, di prossimità politica. Figure emergenti e bisognose di rappresentanza. Si tratta di aprire con questi interlocutori un grande confronto, a partire dai loro bisogni, per provare ad affermare quanto la politica può fare per loro e quanto la politica sia in fondo, anche se oggi è ben lontano dall’essere percepita come tale, una delle componenti di quello stesso campo culturale che si sono scelti come mestiere e come vita.
In sostanza occorre la riapertura di un dialogo, la riaffermazione di una prossimità, la costruzione di una relazione biunivoca e permanente. Una sfida impegnativa eppure necessaria nella costruzione del Partito Democratico. Troppo spesso il centrosinistra è stato condizionato da un circolo troppo ristretto di “intellettuali” che partendo da un disprezzo per la cultura nazionalpopolare hanno contribuito ad esaltare la capacità della destra di farla propria e di interpretarla, magari in maniera becera, con un atteggiamento snobistico che mette in luce una scarsa conoscenza ed uno scarso amore per il popolo reale che va di pari passo con la costruzione di un popolo mitizzato di cui sarebbero interpreti. Così il lavoro culturale si è interrotto e al tempo stesso ha preso connotazioni elitarie da cui è necessario uscire a partire dalla faticosa costruzione di relazione rapporti nuovi, per arrivare ad un forum nazionale della cultura da tenersi proprio in Lombardia a inizio anno.

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